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L’amianto (in base all’art.23 del D.L. n 277 del 1991) è un termine che comprende i seguenti minerali fibrosi: Afctinolite – Amosite – Antofillite – Crisotilo – Tremolite, crocidolite. Amianto in greco significa 'immacolato', 'incorruttibile' e il suo sinonimo asbesto in greco significa 'perpetuo', 'inestinguibile'. Sono perfettamente isolanti ed hanno grande resistenza al calore e agli agenti atmosferici. Sono facilmente lavorabili, hanno basso costo e sono stati pertanto di larghissimo impiego, soprattutto nel settore dell'edilizia (si calcola che in Italia tra il 1967 ed il 1975 il 40% circa degli edifici costruiti sia stato trattato con amianto). Le fibre di amianto hanno la capacità di sfaldarsi quasi all’infinito, di disperdersi e restare sospese nell’atmosfera a lungo, e per questo possono diffondersi a grande distanza dal luogo di provenienza; Ma gli impieghi dell'amianto sono stati innumerevoli: è stato adoperato per materiale da pavimentazione, ceramiche, coperture ondulate, rivestimento tetti (il nome "eternit" sottolinea l'eccezionale durata del prodotto), pannelli isolanti, caldaie, vernici, guaine per materiale elettrico, forni, caloriferi, casseforti, quadri elettrici e tubi per condutture di acqua-gas-fognature, sipari e scenari teatrali, inceneritori per rifiuti, freni e frizioni. L'amianto è stato prodotto in maniera massiccia nel dopoguerra, fino ad arrivare a 4,5 milioni di tonnellate l'anno, in Europa. In Italia proveniva per il 45% dal mercato estero (soprattutto dal Sudafrica), per il 55% dal mercato nazionale. La più importante miniera dell'Europa occidentale era quella di Balangero, presso Torino, con le sue 100.000 tonnellate annue di minerale lavorato. In Italia gli stabilimenti di lavorazione sono stati circa 50 e tra questi i più importanti quelli di Casale Monferrato (AL), Avenza (MS), Borgo Val di Taro (PR) e Bari (Fibronit). Dopo il 1975, in Italia la produzione dei materiali contenenti amianto è andata progressivamente diminuendo, in seguito alla scientificamente accertata cancerogenicità della materia prima, fino a cessare del tutto nel 1992, quando è stata definitivamente vietata produzione e commercializzazione dalla legge di Stato n° 257 (L 267/92).
Nel 1960 un ricercatore gallese, interessato a trovare una spiegazione alla comparsa di un elevato numero di morti per tumore primitivo della pleura (mesotelioma pleurico) tra i lavoratori di una miniera sudafricana e tra gli abitanti delle zone circostanti la cava stessa, dimostrò inconfutabilmente per la prima volta il rapporto diretto tra l’esposizione a fibre di amianto e la comparsa di questa neoplasia. Le patologie direttamente collegate sono: 1.Asbestosi polmonare 2.Neoplasie al polmone 3.Neoplasia pleura 4.Neoplasie mediastino 5.Neoplasie peritoneo
É largamente dimostrato che queste patologie non vengono contratte solo dagli addetti alle lavorazioni dell’amianto. Infatti tra i circa 350 morti baresi (secondo il registro regionale Mesioteliomi) e gli attuali ammalati di asbestosi, di tumori alla laringe e polmoni e di mesotelioma pleurico non ci sono soltanto i lavoratori della ex Fibronit, ma i loro familiari (inalavano fibre di amianto depositate sugli indumenti dei congiunti lavoratori) e cittadini che non sono stati esposti professionalmente, ma abitavano o abitano nei quartieri vicini alla fabbrica e inconsapevolmente hanno, respirando, inalato microscopiche particelle di fibre di amianto.
La malattia è in costante aumento: si ipotizza che l'incidenza del mesotelioma, già in crescita, arriverà a toccare la sua punta massima nel 2040, che si prevede ucciderà circa 250.000 persone. Aumentando ancora del 30% o 40%. Una curva di crescita inarrestabile, che secondo l'O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) è destinata a salire ancora per almeno un ventennio. Per provocare un mesotelioma è sufficiente l’inalazione di pochissime fibre di amianto. Le conoscenze mediche attuali infatti hanno dimostrato che non esiste una soglia di esposizione minima al di sotto della quale non vi sono rischi per la salute.
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