| Torna la paura amianto? |
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| Wednesday, 09 December 2009 17:00 |
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Bari 09/12/2009 Comunicato stampa I tanto attesi risultati delle indagini effettuate dall’ARPA sul sito Fibronit di Bari sono stati finalmente depositate con diversi mesi di ritardo rispetto ai tempi previsti. La richiesta di ulteriori accertamenti era peraltro venuta dal Ministero dell’Ambiente che li riteneva propedeutici alla definitiva approvazione del progetto di messa in sicurezza permanente dell’area Fibronit messo a punto dal Comune di Bari. Malgrado gli esiti di queste indagini siano stati inspiegabilmente “secretati” dal Comune di Bari, viene fuori la notizia, comunicata in un recente ed interessantissimo convegno organizzato dalla Società Italiana di Geologia Ambientale, che l’amianto di superficie, che si diceva essere stato totalmente eliminato da ogni struttura esistente nell’area inquinata, in realtà è ancora presente negli intonaci dei capannoni. Quelle stesse strutture cioè che nei mesi precedenti, dopo le procedure di bonifica, erano state dichiarate pulite tanto da prevedere il loro abbattimento in fase di messa in sicurezza definitiva con il riutilizzo in loco del materiale risultante dalla demolizione stessa. Tutto sbagliato. I capannoni sono ancora inquinati e dovranno essere smontati con cura per evitare dispersione di fibre. Quindi il progetto, almeno in quella parte, andrà rivisto e ripensato. E quindi passeranno altri mesi per poi forse scoprire che qualcos’altro è stato fatto ed analizzato con la stessa superficialità. Nel frattempo i capannoni sono stati “scoperti” e private delle strutture di sostegno perché ritenuti non pericolosi. Ed ora? Se dovesse crollare, cosa non improbabile, una di queste strutture cosa accadrebbe? Potrebbero liberarsi fibre d’asbesto? Sono ancora attive le centraline di misurazione necessarie ad individuare eventuali dispersioni di fibre? Ma è possibile che malgrado i tanti morti ed i quotidiani casi di mesotelioma pleurico si continui ad essere così indecentemente superficiali sulla vicenda amianto? Chiederemo al Ministero dell’Ambiente di intervenire con forza in questa vicenda e di riprendere la guida delle procedure necessarie alla più corretta e garantita messa in sicurezza dell’area. Non ci fidiamo più degli amministratori locali. E tutto questo mentre solo qualche giorno fa un altro concittadino si è spento nelle morse del mesotelioma pleurico. Sia chiaro i mali della Fibronit, che oggi si mostrano in tutta la loro drammaticità, appartengono ai tempi in cui la fabbrica era attiva e agli anni, dopo la chiusura, nei quali non è stato fatto niente a tutela della salute pubblica (l’amministrazione Di Cagno Abbrescia ha persino omesso di ricordare che si trattava di un sito inquinato da aminato) . Ma la nostra responsabilità ci impone di dare un senso a queste morti fermando l’amianto della Fibronit ed evitare che le generazioni future e noi stessi si possa un giorno scoprire quanto può far male spegnersi desiderando di respirare anche solo un piccolo ma vitale soffio d’aria pulita. E l’assenza di un assessorato all’ambiente e di un tavolo di concertazione sulla vicenda Fibronit, avviato dalla precedente amministrazione Emiliano, vanno in direzione completamente opposta a quella che questa vicenda necessita e che i cittadini baresi, che hanno rinnovato la loro fiducia al Sindaco uscente, meritano.
Comitato Cittadino Fibronit Il Presidente Nicola Brescia |




